Escher è stato un artista polivalente: nelle sue opere si è ispirato alla geometria, alla cristallografia (un cristallo visto al microscopio ha un ordine geometrico che si ripete ), ai paradossi ( contrari alla opinione comune, qualcosa di incredibile ) della percezione visuale ( quello che vediamo ).

Clicca sull’immagine per vedere un filmato sull’opera Metamorfosi ( in natura è qualcosa che cambia di aspetto ad esempio un girino si trasforma in una rana, un bruco diventa farfalla ). 

Escher: i primi viaggi e ispirazioni.

Maurits Cornelis Escher, ( 1898, 1972 ), incisore ( incidere sul legno o su una superficie di metallo, o sulla pelle  ) e grafico ( disegno stampato ) olandese, con il suo linguaggio artistico  mischia (mette insieme ) mondi culturali ( cultura, sapienza, conoscenza ) che sembrano non aver nulla in comune ma, grazie alla sua arte creativa ( creare con parole, suoni etc. ), si armonizzano ( stanno bene insieme ), invece, in una dimensione ( misura degli spazi, linea, superficie, volume ) visiva ( vedere ) decisamente unica ( non ne esistono altre uguali, Giulia sei unica ). La produzione di M.C. Escher si divide in due fasi: quella grafica e naturalistica fino al 1936, quella surrealista, più affascinante, dopo.

Dopo il viaggio in Italia Escher andò in Spagna, a Cordova e all’Alhambra nel 1936, il gioco di tassellature ( pavimenti e pareti ricoperte da mattonelle )  presente in quei monumenti dei Mori ( musulmani che vissero in Spagna ), causò un ulteriore processo creativo. Osservò la natura e le piccole cose, come  soffioni, scarabei,  foglie,  cavallette,  ramarri,  cristalli, tutte straordinarie architetture naturali. Il continuo passaggio tra oggetti tridimensionali e bidimensionali, le implicazioni matematiche e geometriche della sua arte, le leggi della percezione visiva influenzarono la sua opera.
Escher in Italia.

Escher nel suo viaggio in Italia si ispirò per le sue opere alle bellezze del paesaggio italiano:  come ad esempio la campagna senese, il mare di Tropea, i precipizi del paese di Castrovalva, i monti di Pentadattilo. Osservava la regolarità dei volumi, la dimensione inaspettata degli spazi, la profondità storica delle città e dei borghi.  Il suo percorso artistico s’avventurò negli spazi sconfinati della geometria e della cristallografia, rivisti con la sua fantasia stupefacente. 

Il matematico Michele Emmer su Escher.

Litografie.

Nella litografia Tre Mondi ( 1955 ) ci sono 3 dimensioni che si percepiscono insieme: «La prima sono le foglie cadute che galleggiano ( stanno sulla superficie dell’acqua ) verso un orizzonte ignoto ( che non si conosce ) e suggeriscono la superficie dell’acqua; la seconda, il riflesso ( quello che si vede in uno specchio ) di tre alberi in lontananza; quindi la terza, un pesce in primo piano, appena sotto l’acqua» ( adattamento, fonte wikipedia ). Le leggi di gravità non valgono, i concetti di alto e basso perdono significato, le proporzioni scompaiono.

Illusioni. 

Nella litografia del 1935 intitolata Mano con sfera riflettente,  la realtà ambigua ( che si può interpretare in modi vari ) e illusoria ( irreale ) del dipinto è doppia: la mano che regge la sfera e la superficie sferica che riflette come uno specchio, dove troviamo raffigurato Escher nel suo studio.  ( fonte wikipedia )

 Percezioni visive.

Giorno e notte (1938)  presenta forme di uccelli in bianco e nero disposte in questo modo su una campagna a scacchiera. In molte di queste immagini la distinzione tra primo piano e sfondo è cancellata: lo spettatore può scegliere di vedere una o l’altra serie di forme come primo piano a piacimento ( come a lui piace ). 

La ripetizione e l’infinito le troviamo in Mani che disegnano (, 1948), ognuna impegnata a ritrarre l’altra, il paradosso che traccia un mondo impossibile però basato su premesse vere.

L’effetto visivo è un enigma ( rompicapo, indovinello, rebus) irrisolvibile: quale delle due mani disegna l’altra?

I paradossi. 

Escher decide di registrare graficamente  i paradossi dei concetti di Einstein in opere come Relatività ( 1953 ), una litografia che raffigura un universo relativistico  surreale ( al di sopra del reale, come in un sogno ). Clicca sulla immagine per vedere un filmato.

Sono infatti comprese tre dimensioni spaziali tra loro perpendicolari: gli spazi, pertanto, possono essere interpretati in modi diversi a seconda della dimensione considerata; si può facilmente osservare, ad esempio, come ciò che in un mondo è una parete, in un altro è un soffitto, o un pavimento. Il punto di vista dell’osservatore è relativo. (fonte wikipedia) 

Moebius 

I matematici amano Nastro di Möbius II, che illustra il più semplice oggetto topologico non banale, cioè una superficie non orientabile. La superficie “ha un solo bordo e una sola faccia”: ovvero è possibile muoversi sulla superficie facendo in modo di tornare al punto di partenza stando però dalla parte opposta a quella da cui si è partiti.

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Nell’enigmatico Canone 1 a 2 da “Offerta musicale” di JS Bach (1747) (noto anche come “canone del granchio” o “cancrizans canonico”), il manoscritto mostra una singola partitura, il cui inizio si unisce alla fine. Questo spazio è topologicamente equivalente a un fascio del segmento di linea sul cerchio, noto come striscia di Möbius. L’esecuzione simultanea dei percorsi in avanti e all’indietro profondamente correlati dà l’apparenza a due voci, la cui simmetria determina un’evoluzione reversibile. Viene costruito un universo musicale e poi “non riprodotto” torna nel silenzio. ( fonte Vimeo )

Il Belvedere: l’incertezza fra interno ed esterno
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Nell’incisione Belvedere (1957)  gli archi del primo piano sono sorretti da colonne che poggiano sul lato sbagliato della balaustra (quelle davanti dovrebbero essere dietro e viceversa). La struttura architettonica è una figura piana che dà l’impressione di essere un oggetto tridimensionale, ma che di fatto non può esistere nello spazio.  Quello che è davanti è anche dietro, ciò che è concavo è anche convesso e così via. 

LA CASCATA: il moto perpetuo
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Il moto perpetuo, dove un trucco percettivo permette il disegno di una cascata che aziona un mulino e la stessa acqua torna ad alimentare la cascata.

Riproduci video
SALITA E DISCESA: due file di monaci che salgono senza dover scendere e viceversa

La scala infinita o impossibile è un esempio di illusione ottica, descritta dai matematici Penrose insieme ad altri oggetti impossibili nel 1958. Si tratta della rappresentazione bidimensionale di una rampa di scale che muta la propria direzione di 90 gradi quattro volte mentre la si sale o la si scende, per ritornare al punto di partenza in un giro infinito. Un oggetto tridimensionale di questo genere non può essere costruito, l’immagine di Penrose riesce a darne l’illusione.

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Salita e discesa sono uno spunto per ascoltare la scala di Shepard, suo analogo uditivo.