La scuola per adulti ha origine, a partire dagli anni 70, dai corsi per lavoratori delle 150 ore, divenuti poi corsi serali, situati in zone della città corrispondenti ai  Distretti Scolastici. Nel 1998 due o più corsi serali si accorparono nei CENTRI TERRITORIALI PER L’APPRENDIMENTO PERMANENTE,  detti CTP. Nel 2015 sono infine nati i CENTRI PROVINCIALI PER L’ISTRUZIONE DEGLI ADULTI, detti CPIA, che sono formati da 4 o 5 ex CTP. 

La scuola per adulti. Il passato remoto.

” L’espressione “150 ore per il diritto allo studio” significa che, per contratto, i lavoratori dipendenti hanno un monte ore massimo di permessi lavorativi retribuiti ( pagati ) da usare in progetti ed attività per la propria formazione personale. Vennero introdotte in Italia per la prima volta nel 1973, in occasione del rinnovo del contratto nazionale degli operai metalmeccanici. Ufficialmente le 150 ore non sono mai state abolite, ( il diritto c’è ancora ) ma il loro uso è diminuito sempre di più, perchè resta legato al particolare contesto degli anni Settanta e delle grandi manifestazioni degli operai. In tempi successivi le 150 ore sono state parzialmente sostituite da altre forme di lifelong learning.” (apprendimento ungo tutta la vita ) ( libero adattamento del testo presente in wikipedia )

Canale del sindacato CISL. Trasmissione  risalente al 2011.

Le 150 ore per il diritto allo studio/1 parte

Intervento del sociologo Bruno Manghi

Le 150 ore per il diritto allo studio/2 parte

Il prof. Tullio De Mauro, divenuto poi Ministro della Pubblica Istruzione solo per due anni ( 2ooo/2001 ), fu, nel mondo della cultura e dell’Università, tra le personalità che affiancarono l’azione del sindacato in quegli anni. In questa intervista parla dell’analfabetismo di ritorno della popolazione italiana.

La scuola per adulti in Italia: lineamenti storici dall’Unità alle 150 ore. ( a cura di Fabio Targhetta )

” Ai corsi 150 ore, stabilizzatisi sotto le quattromila unità nella seconda metà degli anni Ottanta, partecipavano all’epoca in maggioranza casalinghe (29%), disoccupati (21%), giovani in cerca di prima occupazione (16%) e lavoratori precari (6%)44.
Nata come un’esperienza innovativa per forma e contenuti, la “scuola delle 150 ore” non ha saputo rinnovarsi alla luce dei mutamenti socio-economici avvenuti tra anni Settanta e Ottanta. Il massiccio afflusso nel nostro Paese di immigrati scarsamente scolarizzati, comunque provenienti da percorsi formativi eterogenei, e l’aumento dell’analfabetismo, non soltanto funzionale, hanno imposto strategie e modalità differenti alle pratiche di lifelong learning. Il confronto con le realtà degli altri paesi comunitari rivela tuttavia quanto sia ancora precario il cammino svolto in questi ultimi anni dall’educazione degli adulti in Italia, combattuta tra la necessità di una riorganizzazione anche strutturale e un ripensamento critico. ” ( saggio di Fabio Targhetta )

La scuola per adulti: i distretti scolastici. 
la scuola per adulti

Ogni Distretto scolastico prevedeva un corso serale per lavoratori ospitato da una S.M.S. del territorio. L’organico era formato da 4 insegnanti: due di Lettere, uno di Inglese e uno di Scienze Matematiche. Il vincolo per avviare un corso era il numero di iscritti:  80 persone, a partire dai 16 anni di età compiuti entro il 31 dicembre, norma valida ancora.

La mortalità scolastica è una costante presente anche oggi ed ha due caratteristiche: all’inizio dell’anno scolastico la priorità é raccogliere il numero massimo di iscritti, poi una volta iniziati i corsi le persone abbandonano soprattutto per motivi familiari o di lavoro, ma anche perché nel corso serale si ripetono tutte le dinamiche negative presenti nella scuola del mattino. Uno dei problemi è il rischio da parte dei docenti di perdere la cattedra e di essere trasferiti. Anche oggi questo  rischio è a discrezione del preside-dirigente o dell’ufficio scolastico provinciale.

Una lunga esperienza. 

 Distretto scolastico 23 di Roma: zona Portuense, Magliana. Anno scolastico 1985-86, il corso serale era ospitato nella scuola media” Salvatore Di Giacomo”, situata all’interno della zona delle case popolari della Magliana. C’erano circa 160 persone iscritte e pertanto si erano formati  due corsi, anche se il numero di frequentanti era molto minore. 

I corsisti erano tutti italiani, eccettuato un romanaccio somalo, il quale veniva a scuola con la tuta da meccanico, ma lavorava “in nero”.. C’erano lavoratori e lavoratrici, casalinghe, ragazzi e ragazze minorenni ” drop out “, e almeno uno spacciatore. Un giovanotto con famiglia lavorava “in regola” come guardia giurata, ricordo che usufruiva del diritto alle 150 ore. Questa tipologia di utenza è rimasta inalterata fino al 1997. La frequenza saltuaria dei corsisti è una costante presente anche oggi.

Ricordi e certezze. 

Le lezioni frontali erano dal lunedì al giovedì e il venerdì era dedicato al cineforum, con la presenza di tutti i frequentanti. Il film veniva proiettato in aula magna. La prima sera a scuola vi erano dei ragazzi ” infiltrati “, cioè non iscritti, me li ritrovai nella mia classe. Si accesero e fumarono una ” canna”, era solo una provocazione … prudentemente non ebbi nessuna reazione. Il primo giorno degli esami la presidente di commissione ritrovò tagliate le 4 gomme  della sua automobile, che aveva parcheggiato di fronte l’edificio scolastico, era solo un caso. 

La didattica del corso era impostata su argomenti del programma di scuola media, che il provveditorato agli studi proponeva su un unico foglio in formato A 4. Il docente normalmente chiedeva consiglio ai docenti già esperti e adattava  la didattica in base al livello culturale e alle esperienze di vita e scolastiche  dei corsisti, senza parlare pomposamente di competenze da acquisire, come avviene oggi. Nell’orario di lavoro del docente non erano previste le due ore di accoglienza e il patto formativo, ma, come dovrebbe essere anche oggi,  le pratiche burocratiche di iscrizione dei corsisti le svolgeva il personale della segreteria.

La scuola per adulti: il problema del numero di persone per attivare un corso.

L’organizzazione di un corso serale aveva due problemi; trovare 80 iscritti e la tolleranza del preside, che, o per prestigio o per interesse personale o per un ideale, ci teneva a riconfermare il corso. Il primo problema lo risolvevano gli insegnanti facendo pubblicità nella zona vicina alla scuola e con vari espedienti che sono in auge anche oggi. All’epoca i docenti erano anche utilizzati come supplenti nelle classi della scuola media del mattino fino al giorno in cui iniziava il corso serale. Altra situazione particolare: si poteva perdere posto anche durante il corso dell’anno scolastico ed essere utilizzati in un altro Distretto scolastico, sempre in un corso serale.

La scuola per adulti e le case popolari.

A.S. 86-87: trasferimento di ufficio causa diminuzione di iscritti dal 23 al  Distretto 29, SMS Flavoni di  Civitavecchia. Il costo dell’abbonamento alla linea del treno era ridotto avendo la tessera del provveditorato. Un diritto, o un privilegio,  che credo oggi non ci sia più. I corsisti erano tutti italiani, c’era anche un gruppetto di ragazzi che stavano facendo il servizio militare, all’epoca obbligatorio. Le lezioni si tenevano in una palazzina privata affittata appositamente dall’amministrazione scolastica.

A.S. 87-88: Distretto 26, SMS Borghesiana, sulla Casilina oltre il raccordo anulare, vicino alle case popolari di Tor Bella Monaca. I docenti chiedono spesso il trasferimento volontario per avvicinarsi alla propria residenza   

A.S 90-91: trasferimento volontario al Distretto 31, SMS Sisto IV, Pineta Sacchetti, zona Boccea, vicino alle case popolari di Primavalle. 

A.S. 93-94: trasferimento volontario al Distretto 24, SMS Trilussa, Monteverde, vicino alle case popolari di Donna Olimpia. Una classe era ospitata presso una comunità di recupero per tossicodipendenti. Avevamo 5 frequentanti assidui, a mio parere già in possesso di una licenza media, anche se non certificata, basata su una cultura acquisita su libri scelti personalmente. Nell’A.S. 97-98 si formò per la prima volta una classe formata da 5 corsisti stranieri, già scolarizzati nel loro paese di origine. 

Villa Maraini

Il corso a Villa Maraini nel 93 era stato creato grazie all’iniziativa di una collega che era volontaria presso la comunità di recupero su richiesta del presidente dell’associazione dei genitori dei ragazzi tossicodipendenti. Avviare un corso all’esterno degli edifici scolastici prevedeva il futuro e di fatto realizzava quello che sarebbe diventata una possibilità istituzionale dei CTP